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Vogliamo presentarvi Giovanni Moschini fondatore
del Gruppo Valdinievole, lasciamo però che sia lui a dirvi chi è
attraverso le nostre domande.

GV: Dall'eroina al tavolo governativo sulle
tossicodipendenze.
GM: «Ho
iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti quando avevo 14 anni,
cominciando, come tutti i ragazzi, dalle droghe erroneamente chiamate
“leggere” per poi, nel breve tempo, arrivare alle sostanze più
“pesanti”».
Giovanni Moschini oggi è un uomo di 50 anni, imprenditore e fondatore
(unico in Europa come ex-tossicodipendente) di una comunità, per il
recupero di ragazzi e ragazze da tossicodipendenze di vario tipo, a
Montecatini Terme in Toscana.
Ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio a ritroso nel tempo,
per renderci partecipi del suo lungo cammino. Nasce nel gennaio del
1959 in una serena famiglia della media borghesia; mia madre
casalinga, mio padre direttore della Camera di Commercio di Pistoia e
Pescia ma anche imprenditore impegnato nel campo degli imballaggi,
attività che oggi dirige insieme a suo fratello.

GV: Come è maturata
la decisione di smetterla con la droga ?
GM: «Dopo
i primi e inevitabili arresti volanti, sono seguite le detenzioni più
lunghe, che mi hanno fatto maturare la decisione di uscire da questo
percorso di morte. Sono entrato in alcune comunità (quelle poche
esistenti negli anni ’79 – ’80) per poi abbandonarle rapidamente
richiamato dalle sirene della droga. Ma grazie ad una carcerazione un
po’ più lunga ho preso veramente coscienza: la “vegetalità” del
tossicodipendente non sarebbe stata più la mia vita, la “gente del
giro” non sarebbe stata più la mia gente e che la mia esistenza doveva
cambiare.
Grazie a mio padre,
nel 1987, decisi di chiedere una mano alla comunità di Vincenzo
Muccioli. Ho avuto la fortuna e l’onore di avere con Vincenzo un
rapporto molto intenso, era una persona fantastica, è stato per me
realmente un secondo padre; la mia forza di volontà, Vincenzo e quella
struttura importante che è San Patrignano hanno dato la svolta alla
mia vita. Non potrò ringraziarlo mai abbastanza. Sono
rimasto a S.Patrignano dall'87 alla fine dell'89 poi finito il
“programma” ho fatto ritorno a casa».
GV:
Una volta a casa...
GM: «Inevitabilmente
incontravo i ragazzi con cui di solito mi drogavo,vedendo che stavo
bene iniziarono a chiedermi aiuto. Successivamente ci sono state le
prime telefonate, i primi contatti e nei ritagli di tempo andavo a
trovarli a casa, ci parlavo, cercavo di convincerli. Poi c’era un
accordo tacito fra me e Muccioli, che mi
permetteva di portarli direttamente da lui in comunità.
Dopo poco tempo i
ragazzi e le ragazze di Montecatini e della provincia di Pistoia
divennero la colonia più numerosa a San Patrignano e provenivano tutti
dalla nostra associazione che nel frattempo avevamo fondato nel 1990».
GV:
Ripartire da zero non deve esser stato facile...
GM: «Dopo
la morte di mio padre ho preso maggiore coscienza delle mie
responsabilità, tirando avanti a testa bassa, non permettendo a questo
evento doloroso di schiacciarmi. Poco tempo dopo ho conosciuto
Margherita, mia moglie, una donna per me eccezionale, che mi ha donato
due bambine: Rachele e Irene. Con Margherita, ho potuto portare avanti
questa avventura meravigliosa della Comunità perché, dopo la morte di
Vincenzo Muccioli, il Gruppo Valdinievole non ha più portato i ragazzi
a San Patrignano. Abbiamo costruito la nostra comunità, fondendo
insieme quei valori e quelle esperienze provate e vissute nei vari
percorsi intrapresi, creando una realtà alternativa alle classiche
comunità terapeutiche; molti ragazzi, che spesso i vari Ser.T o altre
comunità davano
per spacciati, da noi sono usciti definitivamente dal problema. Ci
sono ragazzi che provengono da paesi esteri (nord Europa e America) e
sono in aumento le richieste.
Nel 1993 abbiamo
fondato una cooperativa sociale, che è quella che ci sostiene
economicamente, dove tutti i ragazzi inseriti hanno avuto problemi di
tossicodipendenza, sia coloro che lavorano in maniera permanente che
temporanea.
La nostra Cooperativa Sociale ci permette di vivere autonomamente,
nell’autodeterminazione, in autogestione. Solo così è possibile
portare avanti quello che è il nostro pensiero, senza dover chiedere
niente a nessuno e quindi senza aver “debiti vincolanti”, senza dover
fare compromessi».
GV:Il
Servizio Sanitario Nazionale continua a usare il Metadone: che ne
pensa ?
GM: «Credo
che il metadone possa servire nella prima settimana o i primi dieci
giorni; per aiutare il ragazzo a passare la crisi di astinenza in una
maniera più umana. A volte invece ho riscontrato somministrazioni di
lunghi periodi, che durano mesi se non anni. Questo tipo di
trattamento lo ritengo inutile e dannoso per la salute. Non si deve
passare dall'esser schiavi dell'eroina all'esser schiavi del metadone,
bisogna improntare, dopo il periodo iniziale, subito un “processo a
scalare” della sostanza. Ci vorrebbero anche leggi più severe per chi
traffica stupefacenti».
GV: Come è composta la
vostra realtà e quali sono i punti di riferimento del programma ?
GM: «Il
Gruppo Valdinievole attualmente è composto da un centinaio di
ragazzi/e (80% maschi e 20%femmine) ma aumenterà del 20% le sue unità,
fino ad arrivare a 120 persone. Abbiamo tre residenze ma ne occorrerà
presto una quarta.
Poi ci fermeremo
assolutamente perché, al di là della grande stima e fiducia nei miei
collaboratori, voglio sapere personalmente tutte le situazione dalla A
alla Z, dall’ultimo ragazzo che è entrato a quello che andrà via alla
prossima riunione generale. Non bisogna commettere il grande errore di
fare, del “recupero dalla tossicodipendenza”, un businness.
Bisogna stare con i ragazzi, bisogna conoscere i ragazzi, parlarci e
mangiarci insieme, bisogna vivere con loro; per fare ciò non si
possono avere grandi numeri. Voglio conoscere le loro peculiarità,
capire dove, come Gruppo Valdinievole, possiamo potenziarli. Per
questo adottiamo dei programmi personalizzati: non si può pensare che
il famoso “nonno”, che ormai tra noi è diventato un’istituzione ed ha
57 anni, possa avere gli stessi problemi di Giuseppe di 18 anni che è
entrato due settimane fa. Con il nostro programma sono 1200 i giovani
tornati ad una vita normale».
GV: Quali sono i rischi
di chi esce dalla comunità una volta finito il “programma” ?
GM: «Per
chi finisce il programma e non ha niente fuori che l’aspetta, cioè non
ha una famiglia, un lavoro, una casa e molto difficile ripartire.
Noi da diversi anni offriamo delle possibilità. Perché avviene
anche, che le comunità dicono: “bene ragazzo, hai terminato il
programma puoi andare...”. Se non hai niente la strada è molto in
salita, quindi è facile ricominciare a fare uso di sostanze. Noi, nel
nostro piccolo, cerchiamo di trovare al ragazzo/a un posto di lavoro
nella società e di garantire per loro una sistemazione iniziale. Non
molliamo mai il ragazzo dandolo in “pasto al mondo” senza seguirlo».
GV: Ci vuole più amore
o più severità, per aiutare un ragazzo/a ad uscire dalla
tossicodipendenza ?
GM: «Ci
vogliono tutti e due in egual misura, ma ci vuole soprattutto un
pizzico di follia altrimenti è molto difficile andare avanti in
questa opera. Devi avere una famiglia che condivide con te il progetto
e comprende tante tue ore dedicate ai giovani della comunità; ore che
inevitabilmente strappi a moglie e figlie. Devi essere molto motivato,
altrimenti è difficile anche superare i momenti tremendi che ci
possono essere quando, purtroppo, qualcuno ci abbandona prematuramente
portato via dagli effetti collaterali della tossicodipendenza...».
GV: Un lavoro che ha
portato dei riconoscimenti a livello nazionale...
GM: «I continui risultati ottenuti in questi 20 anni
ha portato il Gruppo Valdinievole, da me rappresentato, ad essere
consulente del Dipartimento Nazionale Antidroga, istituito presso la
Presidenza del consiglio dei Ministri. Ci tengo a sottolineare che noi
siamo l’unica comunità, proveniente dal “privato sociale”, ad essere
stata nominata in questo organismo, sia con Governi di centrodestra
che di centrosinistra. Ci stiamo impegnando, all'interno del
Dipartimento, per fornire risposte concrete nel reinserimento sociale
della persona e per formulare su scala nazionale l'attuazione di un
Piano di Prevenzione dalle droghe. In maniera crescente vediamo
arrivare da noi, ragazzi sempre più giovani e tanti colletti bianchi,
pluri-laureati e insospettabili».
GV: Programmi per il
futuro ?
GM:
Lavoro e famiglia. Abbiamo raggiunto degli ottimi risultati, quindi ho
deciso dal 31/12/09 di lasciare definitivamente, dopo venti stupendi
anni la comunità a coloro che hanno fatto il percorso dopo di me, a
cui ho trasmesso la mia esperienza, sicuro che saranno in grado di
andare avanti con le proprie gambe».
Ringraziamo
infinitamente ogni giorno Giovanni che per noi non è solo "il
Fondatore" ma è un Amico con la A maiuscola di tutti noi. Grazie
Giovanni, i tuoi ragazzi del GV.
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