Viva la Vita!

Il Fondatore

Dall’eroina al tavolo governativo sulle tossicodipendenze.

Ho iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti quando avevo 14 anni, cominciando, come tutti i ragazzi, dalle droghe erroneamente chiamate “leggere” per poi, nel breve tempo, arrivare alle sostanze più “pesanti” Giovanni Moschini oggi è un uomo di 50 anni, imprenditore e fondatore (unico in Europa come ex-tossicodipendente) di una comunità, per il recupero di ragazzi e ragazze da tossicodipendenze di vario tipo, a Montecatini Terme in Toscana.

Ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio a ritroso nel tempo, per renderci partecipi del suo lungo cammino. Nasce nel gennaio del 1959 in una serena famiglia della media borghesia; mia madre casalinga, mio padre direttore della Camera di Commercio di Pistoia e Pescia ma anche imprenditore impegnato nel campo degli imballaggi, attività che oggi dirige insieme a suo fratello.

Il fondatore Giovanni Moschini della comunità Gruppo Valdinievole e la moglie Margherita
Ripartire da zero non deve essere stato facile…

Dopo la morte di mio padre ho preso maggiore coscienza delle mie responsabilità,
tirando avanti a testa bassa, non permettendo a questo evento doloroso di schiacciarmi. Poco tempo dopo ho conosciuto Margherita, mia moglie, una donna per me eccezionale,che mi ha donato due bambine: Rachele e Irene. Con Margherita, ho potuto portare avanti questa avventura meravigliosa della Comunità perché, dopo la morte di Vincenzo Muccioli, il Gruppo Valdinievole non ha più portato i ragazzi a San Patrignano.
Abbiamo costruito la nostra comunità, fondendo insieme quei valori e quelle esperienze provate e vissute nei vari percorsi intrapresi, creando una realtà alternativa alle classiche comunità terapeutiche; molti ragazzi, che spesso i vari Ser.D. o altre comunità davano per spacciati, da noi sono usciti definitivamente dal problema. Ci sono ragazzi che provengono da paesi esteri (nord Europa e America) e sono in aumento le richieste. Nel 1993 abbiamo fondato una cooperativa sociale, che è quella che ci sostiene economicamente,dove tutti i ragazzi inseriti hanno avuto problemi di tossicodipendenza, sia coloro che lavorano in maniera permanente che temporanea. La nostra Cooperativa Sociale ci permette di vivere autonomamente,nell’autodeterminazione, in autogestione. Solo così è possibile portare avanti quello che è il nostro pensiero, senza dover chiedere niente a nessuno e quindi senza aver “debiti vincolanti”, senza dover fare compromessi.
Come è maturata la decisione di smetterla con la droga?

Dopo i primi e inevitabili arresti volanti, sono seguite le detenzioni più
lunghe, che mi hanno fatto maturare la decisione di uscire da questo percorso di morte. Sono entrato in alcune comunità (quelle poche esistenti negli anni ’79 – ’80) per poi abbandonarle rapidamente richiamato dalle sirene della droga. Ma grazie ad una carcerazione un po’ più lunga ho preso veramente coscienza: la “vegetalità” del tossicodipendente non sarebbe stata più la mia vita, la “gente del giro” non sarebbe stata più la mia gente e che la mia esistenza doveva cambiare. Grazie a mio padre, nel 1987, decisi di chiedere una mano alla comunità di Vincenzo Muccioli. Ho avuto la fortuna e l’onore di avere con Vincenzo un rapporto molto intenso, era una persona fantastica, è stato per me realmente un secondo padre; la mia forza di volontà, Vincenzo e quella struttura importante che è San Patrignano hanno dato la svolta alla mia vita. Non potrò ringraziarlo mai abbastanza. Sono rimasto a S.Patrignano dall’87 alla fine dell’89 poi finito il “programma” ho fatto ritorno a casa.


Una volta a casa…

Inevitabilmente incontravo i ragazzi con cui di solito mi drogavo, vedendo che stavo bene iniziarono a chiedermi aiuto. Successivamente ci sono state le prime telefonate, i primi contatti e nei ritagli di tempo andavo a trovarli a casa, ci parlavo, cercavo di convincerli. Poi c’era un accordo tacito fra me e Muccioli,che mi permetteva di portarli direttamente da lui in comunità.
Dopo poco tempo i ragazzi e le ragazze di Montecatini e della provincia di Pistoia divennero la colonia più numerosa a San Patrignano e provenivano tutti dalla nostra Associazione che nel frattempo avevamo fondato nel 1990.
Il Servizio Sanitario Nazionale continua a usare il metadone: che ne pensa ?

Credo che il metadone possa servire nella prima settimana o i primi dieci giorni; per aiutare il ragazzo a passare la crisi di astinenza in una maniera più umana. A volte invece ho riscontrato somministrazioni di lunghi periodi, che durano mesi se non anni. Questo tipo di trattamento lo ritengo inutile e dannoso per la salute. Non si deve passare dall’esser schiavi dell’eroina all’esser schiavi del metadone, bisogna improntare, dopo il periodo iniziale, subito un “processo a scalare”.


Come è composta la vostra realtà e quali sono i punti di riferimento del programma?


Il Gruppo Valdinievole attualmente è composto da un centinaio di ragazzi/e(80% maschi e 20%femmine) ma aumenterà del 20% le sue unità, fino ad arrivare a 120 persone. Abbiamo tre residenze ma ne occorrerà presto una quarta. Poi ci fermeremo assolutamente perché, al di là della grande stima e fiducia nei miei collaboratori, voglio sapere personalmente tutte le situazione dalla A alla Z, dall’ultimo ragazzo che è entrato a quello che andrà via alla prossima riunione generale. Non bisogna commettere il grande errore di fare, del “recupero dalla tossicodipendenza”, un businness. Bisogna stare con i ragazzi, bisogna conoscere i ragazzi, parlarci e mangiarci insieme, bisogna vivere con loro; per fare ciò non si possono avere grandi numeri. Voglio conoscere le loro peculiarità,capire dove, come Gruppo Valdinievole, possiamo potenziarli. Per questo adottiamo dei programmi personalizzati: non si può pensare che il famoso “nonno”, che ormai tra noi è diventato un’istituzione ed ha 57 anni, possa avere gli stessi problemi di Giuseppe di 18 anni che è entrato due settimane fa.
Con il nostro programma sono 1200 i giovani tornati ad una vita normale.


Ci vuole più amore o più severità, per aiutare un ragazzo/a ad uscire dalla tossicodipendenza?

Ci vogliono tutti e due in egual misura, ma ci vuole soprattutto un pizzico di follia altrimenti è molto difficile andare avanti in questa opera. Devi avere
una famiglia che condivide con te il progetto e comprende tante tue ore dedicate ai giovani della comunità; ore che inevitabilmente strappi a moglie e figlie. Devi essere molto motivato, altrimenti è difficile anche superare i momenti tremendi che ci possono essere quando, purtroppo, qualcuno ci abbandona prematuramente portato via dagli effetti collaterali della tossicodipendenza…


Un lavoro che ha portato dei riconoscimenti a livello nazionale…

I continui risultati ottenuti in questi 20 anni ha portato il Gruppo Valdinievole, da me rappresentato, ad essere consulente del Dipartimento Nazionale Antidroga, istituito presso la Presidenza del consiglio dei Ministri. Ci tengo a sottolineare che noi siamo l’unica comunità, proveniente dal “privato sociale”, ad essere stata nominata in questo organismo, sia con Governi di centro-destra che di centro-sinistra. Ci stiamo impegnando, all’interno del Dipartimento, per fornire risposte concrete nel reinserimento sociale della persona e per formulare su scala nazionale l’attuazione di un Piano di Prevenzione dalle droghe. In maniera crescente vediamo arrivare da noi, ragazzi sempre più giovani e tanti colletti bianchi, pluri-laureati e insospettabili


Programmi per il futuro?

Lavoro e famiglia. Abbiamo raggiunto degli ottimi risultati, quindi ho deciso
dal 31/12/09 di lasciare definitivamente, dopo venti stupendi anni, la comunità a o loro che hanno fatto il percorso dopo di me, a cui ho trasmesso la mia esperienza, sicuro che saranno in grado di andare avanti con le proprie gambe


Ringraziamo infinitamente ogni giorno Giovanni che per noi non è solo “il Fondatore” ma è un Amico con la A maiuscola.
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