Viva la Vita!

Voglio riavere la mia vita (Roberta)

Quando mi chiesero di raccontare la mia storia, la mia prima reazione fu negativa.

Perché dovevo ripercorrere la mia vita, ripensare ai fallimenti, alle scelte sbagliate che avevo fatto; a chi e a cosa sarebbe servito se non a farmi stare di nuovo male.

Ci pensai per qualche giorno poi decisi di scrivere e di raccontare come mai alla mia età mi trovavo ancora in comunità e cosa pensassi di questo.

Sono Roberta ho cinquantasei anni e otto mesi fa arrivai al Gruppo Valdinievole.

Venivo da Rimini dove avevo abitato per circa due anni dopo avere fatto un’altra comunità per quasi cinque anni.

A Rimini avevo trovato un buon lavoro, anzi, il mio lavoro, facevo contabilità aziendale in una solida ditta, e una bella casa, insomma malgrado fossi sola e, per la prima volta, in una città nuova, riuscii a fare quello che avevo sognato in tanti anni.

Avere una vita serena, gratificante e soprattutto aver dimostrato a me stessa e alla mia famiglia che ero in grado di farcela.

Passa del tempo e un giorno in ufficio decidono di fare un aperitivo dopo aver detto di no altre volte quel giorno dissi di sì.

Erano otto anni che non bevevo (nella comunità precedente entrai per abuso di sostanze, ero una polidipendente). Un solo aperitivo … sapevo nella mia testa che sarebbe bastato quello, ma lo sottovalutai.

Cosa vuoi che sia, mi dicevo ….

Da allora fu una china velocissima, nel baratro dal quale anni prima ero riuscita ad uscire.

In poco tempo distrussi tutto, lavoro, casa e quella serenità che avevo trovato.

E di nuovo, come se questa parentesi positiva non ci fosse mai stata mi trovai qui.

Arrivai accompagnata dalla mia famiglia, che ancora una volta per l’ennesima volta, mi era accanto nell’affrontare quell’incubo.

La mia famiglia, la mia fortuna era ancora con me.

Il primo periodo al Gruppo Valdinievole fu pesantissimo. Arrivai con un carico di fallimenti, di illusioni distrutte e con un malessere fisico e psicologico che a volte, pareva schiacciarmi e soffocarmi tanto da pensare che questa volta sarei morta.

Intanto i giorni e i mesi passavano e nel frattempo cominciavo a conoscere il mio gruppo.

Quelle ragazze che mi avevano accolto e accudito quando stavo male e erano sempre li quando ne avevo bisogno.

Insieme a loro e delle mie responsabili Cinzia e Camilla, alle quali cominciavo a affidarmi, e Riccardo che mi ha sempre sostenuto e impedito di lasciarmi andare, una parte della mia nuova famiglia.

Adesso finalmente posso rispondere alla mia domanda: “A chi e a cosa sarebbe servito scrivere la mia storia”?

Serve prima di tutto a me stessa e a tutte quelle persone, che come me, hanno perso la speranza e che si sentono morire dentro, che si vergognano dei loro fallimenti e della loro vita.

Voglio dire a loro che dobbiamo provarci sempre, che bisogna essere positivi e che la vita si può sempre cambiare.

In questo momento con l’aiuto di queste persone provo a mettermi in discussione, cercando di lavorare sulle mie emozioni, e di capire il motivo di tutto questo…. cosa mi ha portato ad essere una poli – dipendente. Mi sto affidando e fidando di questo posto, così diverso dalle altre comunità in cui sono stato.

Ancora la mia visione pessimista della vita non mi porta ad essere super positiva, ma mi sto rendendo conto che tutto quel nero che avvolgeva la mia persona si sta schiarendo.

Voglio riavere la mia vita.

Voglio tornare ad essere una madre, una figlia, una sorella, sulla quale si può contare.

Credo di avere trovato il posto giusto e soprattutto le persone giuste, che mi aiuteranno ad essere la persona che voglio.

Grazie a tutti

Roberta (Dicembre 2023)

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